TOMMASO MALANDRUCCOLO

PROF1

CHEF CORSI DI CUCINA

Inizio a cucinare fin da piccolo, mi piacerebbe dire osservando mia madre o mia nonna, come di solito si riscontra nelle biografie degli chef più blasonati, ma non è andata esattamente così; fra le mura domestiche non ho avuto grandi modelli in cucina. In casa non ci sono state particolari figure ispiratrici per quello che concerne la gastronomia, ad eccezione di qualche occasione durante la quale mio nonno di origini venete si cimentava con il suo stoccafisso, il coniglio, o il radicchio trevigiano condito con la pancetta croccante. Ciò che mi ha stimolato verso il mondo dei fuochi e delle padelle è stata, invece, la lettura delle storie di Topolino, le torte di Nonna Papera e le pubblicità del Dolce Forno….strano a dirsi, ma è così! Da piccolo inizio quindi a dedicarmi alla cucina come forma di espressione, con lo stesso spirito con il quale un bambino si diverte a fare disegni con i gessetti. Verso il periodo dell’adolescenza, con un gruppo di amici, metto su una radio privata, cui dedichiamo anima e corpo, trascorrendo intere giornate all’interno di una casetta allestita con materiali recuperati un po’ qui e là. Inutile dire chi fosse il cuoco nelle serate trascorse in radio ad alternare i dischi di vinile alle prime sigarette. Da ragazzo frequento le superiori a Roma e prendo in affitto un appartamento vicino la stazione Termini con altri studenti, tutti ragazzi del sud. Qui sperimento la cucina della sopravvivenza. Il budget che i miei mi mettono a disposizione settimanalmente per mangiare se ne va tutto in svaghi e divertimenti, quindi sono costretto a fare i salti mortali per cucinarmi delle cose nutrienti, ma che fossero anche appetibili. E’ qui che faccio i primi conti con la creatività per necessità. Ricordo fette di pane passato nell’uovo e dorate in padella con su un po’ di spezie, che prendono il posto delle più costose bistecche, oppure piatti di aglio, olio e peperoncino con mille varianti economiche per non rendere mai noiosi i pasti, involtini di melanzane con infiniti ripieni, sempre estremamente a buon mercato. E qui, da studente, conoscerò la cucina del sud, che solo a pensarci mi commuovo. Più avanti cucinerò per sedurre, sarà il primo, e in alcuni casi unico, ahimè, strumento per far breccia nel cuore del gentil sesso. Più avanti ancora nel tempo mi dedicherò alla cucina come volontario per una casa famiglia, preparando da mangiare a tutte le persone che vi ruotano intorno, ragazzini, dipendenti e volontari. E’ qui che imparo le leggi dei grandi numeri in cucina. Ho continuato a cucinare per la famiglia e per gli amici, ho letto fiumi di libri sull’argomento e ho sperimentato, studiato e sperimentato ancora, con lo stesso entusiasmo con cui a sei anni riempivo i wurstel di sottiletta e li bardavo col prosciutto e una foglia di alloro. Qualche anno fa decido di frequentare anche dei corsi, e dopo averne seguito qualcuno amatoriale, insoddisfatto, mi iscrivo a quello professionale di una nota scuola romana. Il mio mentore è lo chef Antonio Sciullo, due stelle Michelin con un curriculum d’eccezione, che mi segue per tutto il percorso didattico, al termine del quale corono l’esame classificandomi primo su cento con il massimo dei voti e bacio accademico. La passione per i menù strutturati e per i grandi eventi mi porta ad avvicinarmi al mondo del banqueting, in particolare maturo importanti esperienze con un noto catering umbro e una location romana. Alterno le esperienze della banchettistica a quelle di qualche importante cucina locale, che mi permette di stringere rapporti con alcuni chef da cui traggo insegnamenti importanti. Dal 2010 al 2014 sono stato docente dei corsi di cucina base ed intermedia presso una nota scuola di cucina di Latina.

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